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Turismo enogastronomico: le potenzialità per le destinazioni

Turismo enogastronomico: le potenzialità per le destinazioni


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turismo enogastronomico

 

Trovare una definizione univoca di turismo enogastronomico non è semplice. Anche perché questa tipologia di turismo racchiude in sé diverse caratteristiche e peculiarità. Innanzitutto si riferisce tanto al cibo quanto al vino e non va dimenticato il collegamento tra enogastronomia e cultura di un territorio.

La World Food Travel Association lo definisce come “the act of traveling for a taste of place in order to get a sense of place”. Ovvero viaggiare per assaporare un luogo con l’obiettivo di scoprirne il senso stesso. È evidente che l’enogastronomia sia un’emanazione della sensibilità e cultura di un luogo e che attraverso i suoi sapori se ne possa scoprire l’autenticità. In questo senso, il turismo enogastronomico contribuisce alla sostenibilità di un luogo, sia ambientale che socio-economica. Infatti, il turismo food & wine può avere effetti positivi sulla protezione del patrimonio agroalimentare e culturale locale e sulla generazione di ritorni economici positivi. Inoltre aiuta a trasmettere un senso di orgoglio locale ai residenti.

L’enogastronomia è cultura

L’unicità del patrimonio culinario si sta affermando sempre più come un fattore decisivo nei processi di attrazione e fruizione turistica. Il turismo enogastronomico acquisisce una rilevanza notevole nella scelta di vacanza, non solo perché il cibo è importante nell’esperienza turistica, ma anche perché l’enogastronomia è diventata una pratica culturale inclusiva di aspetti etici e di sostenibilità del territorio.

I prodotti agroalimentari tipici, infatti, se opportunamente salvaguardati, concorrono alla costruzione dell’identità di un territorio e ad attivare sinergie con altre risorse (arte, ambiente…). Si può quindi affermare che l’enogastronomia è cultura, nonché un punto di connessione tra turista e territorio. Il cibo e il vino sono espressioni di un luogo e della sua popolazione e allo stesso tempo sono elementi di identificazione e di differenziazione. Essi sono anche strumenti di trasformazione culturale e antropologica.

Visitare a fondo una destinazione significa anche prestare un’attenzione particolare alle sue produzioni tipiche e alla gastronomia tradizionale locale. Inoltre, oggi ai turisti interessa andare oltre al semplice consumo dei prodotti tipici. Essi aspirano a conoscerne le origini, i processi e le modalità di produzione e, attraverso questi, il territorio, le vicende storiche, artistiche e sociali.

Ed è per questo che la UNWTO ha riconosciuto il turismo enogastronomico come parte del turismo culturale.

600 mila viaggi sono motivati dal food & wine

A prescindere dalla motivazione del proprio viaggio, i turisti richiedono sempre più spesso momenti connessi con la gastronomia in tutte le sue forme. Cresce il turista enogastronomico puro che si muove con questa specifica motivazione (49% dei viaggiatori annui secondo il Report sul Turismo Enogastronomico 2019). Inoltre, a livello globale, la gastronomia è la terza motivazione di viaggio, dietro a cultura e natura. In Europa sono circa 600 mila i viaggi motivati principalmente dall’enogastronomia e sono oltre 20 milioni quelli che comprendono esperienze legate al food & wine.

Non dobbiamo poi dimenticare il valore del digitale. Il food online vale ormai miliardi di dollari (solo in Italia 800 milioni nel 2017) e il mercato del vino online vale 4,3 miliardi di euro nel mondo. Tuttavia, si nota ancora una forte dicotomia tra domanda e offerta. Mentre i turisti raccolgono informazioni e condividono le esperienze legate al cibo utilizzando gli strumenti digitali, i produttori agroalimentari non sono proattivi nel presidiare i mercati digitali.

Il cibo italiano ha una grande capacità di attrazione di flussi turistici, provenienti anche e soprattutto dall’estero. Esso ha generato, nel 2017, 110 milioni di presenze nelle strutture ricettive (il doppio rispetto al 2016). L’interesse enogastronomico per i prodotti tipici muove circa 1 turista su 4 verso l’Italia, mentre tra gli Italiani il valore è intorno al 45%.

Dati questi numeri, è evidente come il turismo food & wine sia ormai un importante driver economico. Per questo, valorizzare le eccellenze enogastronomiche italiane significa diversificare i territori e i servizi, anche per incentivare la destagionalizzazione.

Quali sono i trend del turismo enogastronomico

  • Attenzione alla sostenibilità sia da parte delle destinazioni che da parte dei turisti. E non solo per quanto riguarda il cibo, la sua qualità e autenticità, ma anche in merito a eventi e strutture ricettive.
  • Chilometro zero e “go local“. Il turista enogastronomico ricerca una garanzia di qualità nelle destinazioni, nei ristoranti, nelle strutture ricettive e soprattutto nelle esperienze.
  • Le risorse umane. Per avere successo nel turismo enogastronomico servono competenze trasversali (accoglienza, produzione agroalimentare, ecc.) e adeguata formazione. Per questi motivi, stanno nascendo nuove figure professionali, come gli hospitality manager per aziende food & wine o gli esperti di marketing food & beverage. La formazione deve essere duplice: da un lato va fornita formazione turistica agli operatori dell’agroalimentare; dall’altro, gli operatori turistici devono acquisire conoscenze in merito ai prodotti locali del proprio territorio, per saperli comunicare, promuovere e vendere.
  • Il digitale è essenziale nella customer experience del turista enogastronomico, nella fase di ricerca di informazioni, di scelta e al momento della fruizione dell’esperienza.
  • L’esperienzialità: la domanda di turismo enogastronomico oggi desidera vivere esperienze autentiche legate alla conoscenza della cultura enogastronomica a 360 gradi: cibo, itinerari, tradizioni, produzione, ecc.

Una grossa opportunità per le destinazioni

Il collegamento tra gastronomia e turismo offre anche una notevole opportunità per la promozione dei territori attraverso la loro cucina. Aiuta a fortificare il marchio di destinazione, ma anche a promuovere il turismo sostenibile, preservando il patrimonio culturale, rafforzando e alimentando l’orgoglio della comunità.

Il turismo gastronomico offre quindi un enorme potenziale per stimolare economie locali, regionali e nazionali e migliorare la sostenibilità e l’inclusione. Esso contribuisce positivamente a molti livelli della catena del valore del turismo, dall’agricoltura e produzione alimentare locale alla ristorazione.

Non va dimenticato poi che le esperienze enogastronomiche, coinvolgendo tutti i cinque sensi, producono emozioni vive, memorabili e durature. Se nel turismo la componente esperienziale gioca un ruolo sempre più importante, allora l’enogastronomia diventa un asset di assoluto rilievo per una destinazione turistica.

In conclusione, il turismo enogastronomico può essere uno strumento importante per uno sviluppo armonico e sostenibile delle aree rurali.  Infatti, oltre a contribuire alla conservazione del territorio e delle tradizioni locali e a garantire occupazione alle comunità residenti, può portare ad una diversificazione dell’economia agricola e causare effetti positivi anche su altri settori.

Inoltre, può portare benefici a un’ampia gamma di stakeholder all’interno delle destinazioni. Dagli operatori turistici e della ristorazione ai produttori alimentari, alle associazioni, consorzi ecc. Ma per raggiungere risultati positivi e sfruttare queste opportunità, le destinazioni devono comprendere il fenomeno e prevedere l’evoluzione e le richieste della domanda. È inoltre conveniente creare reti con gli stakeholder locali e sviluppare prodotti e strategie di marketing adeguate, in particolare in ottica di partnership pubblico-private.